30° Giorno – Capolinea. Ora tocca a voi raccontare la vostra giornata “senzauto” !

Oggi alla fermata del 762 alla Fonte Meravigliosa,  a un’ora e  1 e 35  minuti di autobus  da casa (ma con la metro avrei guadagnato credo almeno 30 minuti) è iniziata l’ultima tratta del mio mese di sperimentazione senzauto.  Dopo un giro tortuoso sono arrivato al piazzale antistante l’ingresso della linea B e invece di dirigermi verso la stazione ho avuto come un riflesso pavloviano alla vista del capolinea del 30. Sarà stato l’imprinting iniziale  del mio primo Jumbobus  ma mi sono ritrovato automaticamente  dentro l’autobus scordandomi della Metropolitana. Dopo alcuni minuti è partita  così l’ultima lunghissima corsa, dell’ultima tratta, dell’ultimo giorno del mio mese senzauto.

In  oltre un’ora e 10 minuti di viaggio da capolinea a capolinea  oltre che rispondere a diverse email di lavoro c’è tanto tempo per riflettere e decidere come far proseguire questa iniziativa.  Intanto mentre scrivo scopro che sarebbe utile avere una connessione  wifi e leggo di un progetto dell’Atac per dotare i mezzi.  Lo so è una fisima rispetto ai tanti problemi dei mezzi pubblici. Ma il progetto Wifi dell’Atac come sta andando e su quali mezzi sta funzionando ?  Wimove è uno slogan tipo “facciamo di Roma una  Smartcity” o esiste qualcosa di reale ? Meglio tornare al  blog,  nei prossimi giorni farò un bilancio dettagliato e lo pubblicherò, ma continuo a rimuginare andare avanti e come e chi può raccogliere il testimone ?

Chissà forse è stata l’acqua del bar della  Fonte meravigliosa ma un’idea mi è improvvisamente balenata :   lasciare il testimone ad altri progetti “senzauto” ,   familiari, individuali , di coppia  o come si preferisce, progetti  di un giorno,  una settimana, un mese  o di tutta la vita , pubblicando su senzauto.com  le tantissime e spesso difficili giornate (in) sostenibili dei  tanti che stanno leggendo, scrivendo o che hanno risposto al questionario,  per continuare a raccontare da tutte le prospettive possibili che la  mobilità a Roma può essere pensata e praticata  facendo a meno  dell’auto,  ma lasciando spazio  anche a chi volesse raccontare le difficoltà ed i problemi che trova chi all’auto non può rinunciare nei suoi spostamenti quotidiani.

L’obiettivo è  promuovere comportamenti diversi da parte dei cittadini e stimolare i decisori pubblici a migliorare e trasformare i servizi di trasporto  favorendo tutte le forme di nuova mobilità “senzauto”,  per vivere tutti meglio.

Si tratta quindi di descrivere ogni giorno  anche in sole 20  righe e con una o due foto,  le singole  giornate  dei vostri progetti  senzauto  dentro (o fuori) la città, raccontando delle vostre esperienze con  valutazioni idee  e firmandoli  con  nome e cognome.

Chi comincia ?

senzauto@gmail.com

mauro di giacomo

 

IL SONDAGGIO  ( sono solo due schermate ! )

 

 

 

 

Ventinovesimo Giorno /1 e 2 : Il punto di vista di tutti

Grazie a La  Repubblica per l’attenzione !

… e anche  alla gloriosa testata di Paese Sera

Ne approfitto per chiedere il Vostro punto di vista

in 5 minuti !

 

Nel pomeriggio sono di nuovo nella mischia. Piove e mi bagno ancora. Mentre aspetto il mio autobus a Piazza Fiume assieme a svariate persone chissà perchè anche loro senza ombrello trovo riparo  sotto l’ampia e accogliente tettoia di una grande banca. Scopro così un inconsueto volto solidaristico della finanza .

Passano i minuti e in attesa che arrivi un autobus in mezzo alla folla assiepata sotto l’ala protettiva della tettoia della grande banca  i venditori abusivi di ombrelli fanno buoni affari mentre i ragazzi di Save the Children  (ma  sono volontari o hanno un qualche contratto di lavoro ? )  fanno found rising. A piazza Fiume mancano le paline elettroniche e così consulto il mio Smart Phone. Il 490 sta per arrivare 2 fermate , ancora un paio di minuti.

Vedo la linea M  che è la linea della Musica. L’autobus  M non passa dalla mia fermata la sfiora appena,  sarebbe stato bello prenderlo per andare all’Auditorium.

Arriva un autobus rallenta avvicinandosi alla fermata,  ma non c’è nessuna indicazione della linea. In effetti ha la livrea dell’Atac ma a pensar male sembrerebbe un autobus abusivo. Non siamo lontani dalla stazione  e come sanno tutti li è ancora pieno di Taxi abusivi. Chissà magari ora si sono organizzati anche con gli autobus.  Su un foglio di carta attaccato al parabrezza è indicato 490. Ok  è solo un Bus normale ma solo un pò malmesso.

 

Ma è il primo 490 dopo più di un quarto d’ora d’attesa e sono le 18 ed è quindi unl’ora di punta. L’autobus apre le porte ma è  già pieno.  I più coraggiosi provano a salire e si appendono  restando in attesa che si aprano dei varchi. Non salgo. Aspetterò per altri 6 minuti  il prossimo Bus che sarà un 495. Ma il mio smartphone ancora non sa dirmi quanto sarà  affollato.

 

Ventottesimo Giorno – Camminando si impara

Casa mia dista dalla metropolitana circa 800 metri. Una breve passeggiata della durata di meno di dieci minuti che conviene fare quando  atacmobile.it  ti segnala che il prossimo autobus alla fermata più vicina è lungi dall’arrivare.  Bastano  poche centinaia di metri per arrivare alla metro ma anche per avere uno spaccato  chiaro della mobilità a Roma che è fatta prima di tutto di strade dissestate e soprattutto di marciapiedi  frantumati. Con il marmo  divelto dalle automobili parcheggiate in modo selvaggio ma anche dissestato  dall’incuria   e dalla manutenzione assente  delle piantumazioni.

Poi arrivi alla fine della strada e vedi  il servizio Bus Abile che fa   scendere una anziana  passeggera in carrozzella. Una scena che ti riconcilia con il servizio pubblico e che ti fa pensare alle nuove forme di welfare  municipale  immaginando, dimentico dello sfacelo visto negli 800 metri precedenti,  di essere in quei paesi meravigliosi del nord europa dove tutto è flessibile ma tutto è nello steso tempo anche sicuro  perché i servizi pubblici si prendono in carico tutti i cittadini bisognosi di cura e o di assistenza.

Ma è appunto un attimo. Ormai con le tecnologie attuali siamo  in grado di aumentare la realtà che vediamo e  mi è  bastato digitare su Google “Trasporto disabili a Roma” per  tornare in Italia   grazie a  questa risposta connessa a una notizia di cronaca romana di pochi giorni prima :    “Scuolabus e trasporto disabili è bufera: “Appalti in barba a ogni legge” .

Ok decido  per ora di non approfondire la realtà, devo  scendere in metro e preferisco farlo ricordando solo la scena che mi era piaciuta e immaginando quindi di essere in una stazione della Stockholms tunnelbana.

 

 

Ventisettesimo Giorno – Sono apparse delle auto

E’ la crisi del 27 giorno. Prima la Seicento di mia madre che mi ha dato una mano ad organizzare una festa a Chilometri zero per il compleanno di Beatrice (nel senso che l’abbiamo organizzata in un locale dietro l’angolo), poi la Touran di Giancarlo  ,  ma anche  Dario mi propone la Volvo di un suo amico.

Vedo macchine ovunque e tutti mi prospettano auto. Forse sono io che più o meno incosciamente manifesto  il mio desiderio di un mezzo a quattroruote. Intanto i  Trenta giorni stanno per scadere .

Ana la mia amica psicoterapeuta esperta di dipendenze direbbe che ho ancora la addiction per le auto.  Forse non mi sono disintossicato del tutto.

Forse fanno bene i diciottenni di oggi che all’auto non ci pensano proprio e si tengono alla larga dalla patente. Lo dicono tutte le ricerche:  in tutti i paesi più avanzati  dove  il benessere e l’età media della popolazione sono elevati e dove è sopratutto internet a creare occasioni di socializzazione  e a soddisfare la voglia di libertà  dei ragazzi  si registra una caduta del tasso di giovani patentati per ogni classe di età e una riduzione sensibile del numero medio di chilometri percorsi. Ma in questo caso forse, più prosaicamente  anche il prezzo della benzina conta : oggi ho intravisto nuovamente  2 euro al litro al distributore…

Mi tengo stretto il mio smartphone per proteggermi dalle auto che incombono,  ma non sono un diciottenne e non so se mi basterà navigare su atacmobile.it per non far tornare  la addiction.

 

 

Ventiquattresimo Giorno – Le pensiline solo per le auto elettriche : gli inconvenienti di una città troppo Smart

E’  stato un avvio di primavera piuttosto secco e la prima pioggia di stagione  è arrivata solo oggi prendendo molti viaggiatori senzauto  alla sprovvista. Inutile dire che io ero uno di quelli senza ombrello. Tutto ovviamente è filato liscio in metro a parte una calca per me inusuale. Ma per girare a Roma senzauto devi attrezzarti pensando anche alla pioggia. E’ un pò come una gita in montagna. Ma qui basta solo un ombrello. Se ci fossero anche più  pensiline in giro ci si  bagnerebbe tutti molto di meno.

A via Barletta  ad esempio c’è una fermata del Bus. E’ l’unica fermata  di riferimento  per la stazione metro  Ottaviano. E’ una fermata importante: ci passano almeno 7-8 linee dell’autobus e una di Tram e quindi c’è sempre tanta gente che aspetta . Ma è  in una posizione scomoda  sta in mezzo alla strada su una banchina  scoperta completamente,  ed esposta agli schizzi delle macchine che passano indebitamente sulla corsia preferenziale.

Ma,  mi domando, mentre prendo la pioggia  insieme a tanti altri sbadati, usciti come me  senza protezioni dalle intemperie:  “ma  le scelte di arredo delle fermate Atac chi le ha fatte ?  non sarebbe stato opportuno  dotare  almeno tutte le fermate più importanti di una pensilina ?

Sul sito del comune, intanto scopro  che sono in arrivo le  pensiline fotovoltaiche  per la ricarica delle auto elettriche e penso : “che bello nuove pensiline che ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi di sostenibilità  aumentando la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e un aiuto anche alle auto elettriche per la mobilità sostenibile e in più ci ripareranno pure dalla pioggia !”.

Lo so non ci accontenta  mai.  Mi accorgo  con un pizzico di delusione  che le pensiline fotovoltaiche servono per la copertura di posti auto (per veicoli elettrici),  due  a Porta Metronia sono state inaugurate oggi,  altre cinque stazioni saranno messe nelle sedi del Corpo della Polizia Locale.

Due pensiline fotovoltaiche  per le auto elettriche fanno molto Smart City.

Ma intanto sto qui sotto l’acqua ad aspettare il 32..

 

 

 

Ventiduesimo Giorno – Liberalizzare i taxi dagli zii e il paese dai Guarguaglini

Stamattina prendo il Taxi in Piazza Mazzini. Alle 9.45 c’è una lunga teoria di macchine bianche in attesa dei clienti,  anche se è un’ora di punta e il parcheggio si trova al centro di una zona piena di uffici . Sembra davvero che nessuno prenda più il taxi. Ma quanto si guadagna e come i fanno i tassisti a campare se le corse sono così poche ?

Alla guida del mio Taxi c’è un ragazzo. Gli chiedo come va il lavoro e come si fa a lavorare con una  domanda così scarsa.  Mi spiega  che si è laureato in sociologia e non trovando lavoro ha accettato l’offerta dello zio di prendere in affitto la sua licenza . “La pago 1500 euro comprese le spese per la cooperativa” mi racconta e poi  precisa ” è il prezzo di mercato”. Ne approfitto per una domanda “sensibile” : “Ma quindi alla fine si guadagna ancora a fare il tassista ?”  “No” è  la sua risposta lapidaria, ma credo sincera .  Mi racconta, così,  che a fine mese detratto l’affitto per lo zio gli restano circa 600 euro. “Con questi pochi  euro che guadagno sono costretto a vivere con i miei e non mi posso permettere quasi niente. Ma per ora non trovo di meglio” mi dice un pò sconsolato mentre scendo dal suo taxi.

Certo il taxi visto con gli occhi del precario non è quel luogo di privilegi da abbattere.  Resta però la licenza, che però da una  rendita agli zii che ci arrotondano la pensione.  Forse non è un problema di liberalizzazioni ma solo di una iniqua redistribuzione generazionale : dai nipoti agli zii. Era dunque  il nepotismo al contrario dei tassisti contro cui si voleva scagliare Monti prima di abbandonare la dura lotta con gli zii dei tassisti ?

Al ritorno vado a piedi. Tre chilometri fino a casa. Mentre passo a Piazza Monte Grappa davanti a Finmeccanica ripenso alla storia del tassista che paga  la rendita allo zio. E una piccola questione familiare che alimenta una rendita che finisce per  pesare  su tutti noi. Un pò come la buona uscita di Guarguaglini ex Amministratore delegato di Finmeccanica che ha ricevuto 4 milioni di Euro per essersi dimesso dalla guida della holding pubblica . Guarguaglini ha lasciato però dopo essere  stato accusato di aver avallato fatture false e perpretato una frode fiscale per operazioni fatte con un’altra  società del gruppo guidata da un congiunto. Ma questa volta i nipoti non centrano  perché si trattava di  sua moglie.

 

Ventunesimo Giorno : Ma quante sono le linee fantasma ?

Dopo Pasqua e Pasquetta in famiglia si riprendono le attività  e i tragitti in Bus.  Mi rendo conto di fare percorsi centrali e ben serviti. Ci sono assi viari che sembrano essere privilegiati. Dopo una giornata in giro sperimentando anche percorsi improbabili come sul 3 da Viale Regina Margherita a Via Marmorata,   mi ritrovo sulla strada del ritorno verso casa alla fermata di via delle Cave Ardeatine, in pratica alla stazione Ostiense. Qui devo aspettare l’ormai collaudato 30.  So che il mio jumbobus passerà a breve, ma  scopro che in quella fermata passano anche il 280 ed il 271 altri due autobus per me comodissimi. Chissà forse il capo della pianificazione delle linee Atac  abitava dalla miei parti… Per i miei compagni di sosta, invece,  la situazione è molto più impegnativa .  I tempi  del 719 commentano tutti a voce alta in un lamento collettivo esasperato da decine di minuti di vana attesa,  sono infiniti. Salirò alla fine da solo sul 30. Tutti gli  altri fermi a terra senza peraltro segnali utili dalla palina ad aspettare il 719 un’altra  delle troppe linee fantasma della città.

 

 

Diciottesimo Giorno – Senzauto si esce di meno

E’ vero senzauto usciamo di meno, la sera soprattutto si tende a stare più in casa. E’ sabato sera. Con Francesca facciamo questa considerazione mentre alle 20.40 ci muoviamo per raggiungere  piazzale Clodio per prendere  un Bus. Non dobbiamo attraversare la città,  la nostra destinazione è Via Cipro  poi da li più tardi  andremo al cinema  in Via Andrea Doria . All’andata l’ autobus  ci eviterà di  fare un chilometro a piedi.

Piazzale Clodio  alla 9 meno un quarto di sabato sera è abbastanza deserto. Al capolinea del 31 non c’ è traccia di autobus.

 

Prendo  il mio smartphone ( è un vecchio Nokia 5230) per vedere su Atacmobile.it  l’arrivo del 495  ma la risposta è disarmante : ” nessun autobus in arrivo” .  La scomparsa dei 495 ci mette in allarme ma un’autista dell’atac al gabbiotto conferma che quella linea è ancora attiva. La telematica a volte fa brutti scherzi e non bisogna crederci troppo soprattutto di sabato sera,  se non sei a Seattle e sopratutto se il sito a cui accedi è atacmobile.it.

Il 495 non arriva ma alla fine ci salva il 31. Dopo circa 20 minuti di attesa siamo finalmente in viaggio. In autobus non puoi programmare  i tempi al minuto. Lo abbiamo capito bene un’ora dopo quando siamo arrivati tardi  al cinema.

Dopo aver ripiegato su un pub dietro il Cinema Doria alla fine siamo tornati a casa  a piedi. Trionfale e Delle Vittorie sono due bei quartieri e ad aprile  è davvero piacevole attraversarli passeggiando. Alla fine scorgere  da Piazza Strozzi le luci di casa ti riconcilia  con la tua serata a vuoto. E’ vero Senzauto si esce di meno.

 

Diciassettimo Giorno: Slumdog del Lungotevere

Oggi spostamenti in bici da casa a Piazza Euclide e ritorno. E’ un venerdì  di sole  e i pochi chilometri quasi tutti in piano all’andata scorrono via facilmente con la mia nuova Ellesse ( questo è il marchio riportato sulla mia bici . Al ritorno  decido di allungare un pò il tragitto. Il Venerdì  prepasquale e un pò di calore conferiscono a Roma un’atmosfera quasi agostana. Passo davanti all’Auditorium  proseguo avvicinandomi al MaXXI e comincio a intravedere il ponte della Musica. Sembra quasi di essere in una capitale europea.  In piazza Gentile da Fabriano mi trovo fianco a fianco in bici con un altro ciclista. Forse è un indiano,  forse è del Punjab  chissà  forse si chiama di cognome Singh come  quasi tutti quelli del Punjab , come parecchi di quei ragazzi  vittime in bici negli ultimi anni di incidenti automobilistici mentre percorrevano le strade delle campagne attorno a Latina.

Il mio compagno di strada va molto più veloce e sul ponte già mi distanzia,

Provo a seguirlo, arrivo anch’io sul tratto interrotto della ciclabile ed evito di farmi le scale a piedi con la bici (che non fa nessuno) e scelgo come tutti i ciclisti di salire sul marciapiedi del lungotevere in attesa che Il sindaco rimetta a posto il percorso.  Poi dopo un centinaio di metri si  riprende la ciclabile sul Lungotevere della Vittoria. Perdo di vista il ciclista  del Punjab o di un altra regione indo-pakistana. Poi all’altezza del Museo del Genio Militare ( Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio) verso il greto del Tevere  scorgo un piccolo Slum  un accampamento molto improvvisato di poveri immigrati  accanto a una mini discarica di rifiuti. Basta poco e con  la tua bici, come per magia,  uscendo da casa o dall’ufficio ti ritrovi a Ludhiana o a Jalandhar . La differenza con quei centri del Punjab è che li a quanto pare il governo locale ha avviato iniziative per riqualificare gli slums e costruire case per i poveri.

 

Sedicesimo giorno – Se la Fornero salisse più spesso sui Bus

Oggi primo incontro con i controllori sul 32. Munito di regolare biglietto non mi sono unito al gruppo in fuga dal Bus e sono rimasto sull’autobus aspettando di esibire il mio titolo di viaggio regolarmente timbrato al solerte ispettore. In 45 tragitti sull’autobus nell’arco di 16 giorni è il primo controllo che subisco. Credo che si tratti di una buona media. Se anche in campo fiscale o nei controlli sulla regolarità del lavoro si tenesse lo stesso ritmo che hanno i controllori dell’Atac il bilancio pubblico ne trarrebbe un grande giovamento e il lavoro nero che da 25 anni è sempre stabile con 3 milioni di lavoratori irregolari registrati ogni anno dall’Istat in Italia , scomparirebbe in un batter d’occhio. Forse la Fornero se salisse più spesso sui Bus potrebbe ispirarsi un pò all’Atac  e rilanciare  per bene le politiche di controllo  sulla regolarità e sicurezza del lavoro.